La partita perfetta.

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La mia vita spero che continui come quel torneo di poker che giocai qualche anno fa. Il mio primo e unico torneo, ad oggi.

Mi siedo al tavolo e gioco le prime mani con la stessa spensieratezza che ha caratterizzato la mia infanzia e adolescenza. Tento di capire come funziona, come si comporta il mondo intorno a me. Mi diverto.

Poi subentra una fase di depressione, dove girano carte orribili e la mia irrequietudine aumenta, cerco mani impossibili e il mio gruzzolo si consuma a causa dei bui e contro-bui che si alzano col passare del tempo.

E poi: la botta di culo (quella che ancora sto aspettando, nella vita). Coppia di quattro in mano, il mazziere gira il flop ed è tris di quattro. Punto forte. Dall’altra parte chiamano un “all-in”. Ormai ho puntato: “vedo”. Ha una scala servita e non posso dire: “scherzavo”. È finita, sono anche io nel club dei 27. No. All’ultima carta chiudo un “full”. Sono il più ricco al mio tavolo.

Trascorro la vita del torneo con giudizio, pondero le scelte e butto via davvero poche mani. Non ho bisogno di grandi carte, sto bene e sono sereno. Come nella fase dell’adolescenza, solo che ora ne sono anche cosciente.

La pausa dopo tre ore di gioco ci vuole, siamo in sessanta distribuiti su sei tavoli. Ce ne sono diverse, di pause, nel corso partita.

Sono al tavolo finale, siamo in dieci e sono uno di quelli messo meglio. Però sono anche molto stanco, giochiamo da ore e ci sono anche semiprofessionisti della vita a quadri e picche, seduti al tavolo. Per me, invece, è dura. Il mazziere mi chiama, io credo di essere “di buio” e piazzo le fish. “No!”, ho sbagliato e mi sono anche tradito lasciando intendere che non avrei scommesso altrimenti. Mi gioco buona parte del gruzzoletto. Ho perso la freddezza e la certezza di andare a premi a causa di una distrazione.

Rimango in attesa, oramai sono alla frutta. Ho in mano una coppia di due: è il mio momento. “All in”. Mi seguono in due, prima del flop sono in vantaggio. Mi guardano e tremano. Il flop, invece, determina la fine, per me. Però mi sono congedato con stile, con una coppia di due in mano, e non c’erano picche. Solo cuori e fiori.

Non importa arrivare a premi alla fine della vita. I premi contano durante, conta goderseli: con la mia botta di culo ho giocato tanto e bene. Ma salutare tutti tra cuori e fiori è stato e sarebbe bellissimo.

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