#ancheioconMarioaRio

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Dopo una stagione lunga e appassionata di #pipitatuttalavita che, con mia grande sorpresa, ha coinvolto anche tifosi di altre squadre, è venuto il momento di salutare tutti per prendersi un po’ di meritato riposo. Per ringraziare anche chi ha partecipato pur non tifando Napoli (Dio vi perdonerà, forse), ho deciso di portarvi tutti in Brasile, nello stesso modo. Vi accompagnerò partita dopo partita, seguitemi.

- perché, che ci piaccia o no, lui è l’unico che può fare la differenza nella nostra Italia (tolto Pirlo che ci ha già dato molto).

- perché non riconosce i figli, come faceva Diego, solo che ora la scienza è progredita, ma la sua sfacciataggine rimane unica.

- perché nella pantomima della Gazzetta, che gli ha voluto affidare il ruolo di esempio per Scampia, con i conseguenti psico-commenti e ipocrisie che ne sono scaturiti, lui è stato il più vero di tutti, negandosi a quel paradossale tentativo di coinvolgerlo in prima persona.

- perché “secondo me Marocchi non capisce di calcio. Io non sono un fuoriclasse, questo lo dite voi (giornalisti), io sono un giocatore normale”. E in questo Paese abbiamo bisogno soprattutto di normalità.

- perché rappresenta perfettamente il miscuglio di razze e di potenzialità non sfruttate da questo Paese: è nero, parla bresciano, è sregolato, potrebbe dare tantissimo considerate le risorse inespresse, ma è il peggior nemico di sé stesso.

- perché dopo il primo gol di quell’Italia – Germania all’ultimo europeo, ha esultato in maniera naturale, spontanea ed emozionata, dimostrando di essere tremendamente umano. Ha cercato il compagno che gli aveva fornito l’assist con gli occhi che gli brillavano dalla felicità e mi piace pensare che sia quella la vera natura che si nasconde sotto la corazza che si è creato per difendersi.

- perché quando sua mamma è andata a trovarlo a Manchester, gli ha chiesto di uscire per comprarle un asse da stiro e lui è tornato con due scooter, un biliardino, ma senza asse da stiro (grazie, ho riso per due giorni).

- perché, in fondo, la maggior parte di noi se fosse al suo posto si comporterebbe diecimila volte peggio.

- e soprattutto perché é l’unico giocatore al mondo che quando gioca in nazionale gioca meglio che nei club, dimostrando di sentirla davvero sua, quella maglia azzurra. Di volerla, desiderarla e onorarla come si deve.

Per questo e molto altro che vi racconterò durante la rassegna iridata brasiliana

#ancheioconMarioaRio

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