Io, lei e lo shopping

Abbiamo un’ora buona prima che, su di sopra, cominci il nostro film. Entriamo in uno di quegli ormai classici negozi di cinesi che propongono indumenti dissimili per forme, stili e fantasie: una moltitudine di corridoi a formare un labirinto, dalle pareti composte da ometti con appeso tutto il sapere umano della sartoria dal ‘900 ad oggi.

Dopo un paio di sinistra destra, scopro in un angolo ameno e dimenticato da Dio (ma non dal Dio made in China) il reparto uomo, rimango sorpreso e ci butto un occhio. Torno da lei dicendole che ho trovato un paio di cose carine. È sorpresa: “com’è possibile che tu, uomo, ti sia orientato in questa jungla e abbia trovato qualcosa di adatto a te?!” leggo chiaramente nei suoi occhi.

Nel frattempo, lei ha già in mano l’equivalente dell’outlet di Pistoia e si dirige verso la zona camerini sbirciando ancora qua e la, io partecipo proponendole qualche capo. Il primo che prova non le piace, concordo e me lo ritrovo in mano in men che non si dica: “Lo puoi rimettere a posto per piacere?”. Esco dalla zona camerini e incontro Leopardi, che sposta la siepe e mi dice: “Eh, mo son cazzi tuoi!”. Già, perché avessi in mano un capo colorato e sgargiante, farei in fretta e invece no, è nero come l’80% di tutti quei vestiti, gonnelle, magline e magliette che mi circondano. Vago come un’anima perduta: che Dio m’assista (entrambi). E nella ricerca della giusta parete, ne incontro tante di anime disperate come me, tutte dietro ad un uragano che movimenta indumenti a cazzo senza soluzione di continuità, tutte con il mio stesso pensiero fisso: “Chissà se riusciremo a vedere il film, chissà se la domenica tornerò mai a mangiare da mia mamma”.

Quando torno, un ragazzo, in attesa come me di fronte al camerino accanto al nostro, esclama: “Amo, fai in fretta che sono le nove meno un quarto e tra poco comincia”. Non si sa perché, ma risponde la mia strabiliante lei: “Va beh, ma tanto inizia alle nove e venti”. Quando cazzo mai le ho detto “Amo” da sentirsi chiamata in causa e rispondere ad uno sconosciuto??! Boh.

Per guadagnare tempo, mi manda a prendere le due cose che avevo visto per me: tiro su la taglia – M – “mi starà comoda” penso. Le indosso. Qualcuno spieghi ai cinesi che cos’è una – M – però mi piacciono. Cinque minuti, fatto. Per me lo shopping è come una sveltina: rapido, ma denso di soddisfazione. Ha il suo perché.

Alle nove e dieci, finalmente, raggiungiamo la cassa, lei guarda l’orologio e mi dice: “Mi sa che abbiamo fatto un po’ tardi”. Io la guardo e sto zitto, ma credo che nei miei occhi lei stia leggendo un limpido: “Mah, guarda, nel frattempo Di Caprio ha fatto un altro film e finalmente è riuscito a prendersi sto benedetto Oscar”.

Però, uno dei capi che le avevo consigliato, l’ha preso. Ne è valsa la pena, dunque.

Nǐ hǎo, baci e noodle a tutti.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...