Le passeggiate nel buio dell’animo.

“Il giorno (qualcosa che non capisco), la sera perfetti!”.
Mentre il vocalist del locale, da qualche angolo della sala che non individuerò mai, dà inizio alla serata, io penso alla morte, ai bambini che qualche ora prima hanno suonato alla mia porta per chiedermi i dolcetti, alla macchia di vodka lemon che si sta asciugando sui pantaloni, alle favole, alle malattie veneree e a qualcos’altro di inutile e lontano da me. Intorno la gente salta, urla, beve, ride, si diverte e un sacco di ragazze belle ma boh. Per ingannare l’attesa, esco ripetutamente a fumare manco fosse arrivato il giorno del disagio universale.
“Ciao, noi andiamo”. Alcuni salutano e vanno a dormire; aspetto un po’, mi rivesto e mi alzo pure io.
Venite con me, che vi porto nei vicoli bui della mia città. Perché prima di andare a casa, devo passare dai miei; perché ho promesso al mio cane che sarei passato a prenderlo e io sono uno di quelli che le mantiene le promesse. Si passeggia. Percorro la strada che ho consumato per anni, quando andavo a prendere il pullman in stazione per andare a scuola, ma non mi viene in mente nulla in particolare. Guinzaglio, collare: si riparte. Le tre panchine illuminate da una luce bianca, di fronte al municipio e poi ecco l’edicola di mio fratello dismessa e chiusa da mesi, il mio amico fedele zampetta tra i fili d’erba, costeggio il parco del museo del tessile, mi lascio sulla destra il vecchio Block Buster e l’odore del kebabbaro vicino casa, lo avverto a cento metri di distanza.
Ci voleva una lunga passeggiata per riprendermi, ma entro in ascensore e trovo un post it meschinamente ben indirizzato e attaccato allo specchio che recita: “Bastardo zingaro siciliano chi sporca i muri”. Non ci voleva, è di nuovo buio totale. Lo strappo con rabbia e lo accartoccio nella mano sinistra: io a questo mondo non ce la posso proprio fare.

Tutto è iniziato che piangevo senza senso sulle tue gambe e oggi vorrei, anche solo per un istante e poi giuro ti lascerei andare, ma oggi avrei bisogno delle tue gambe bianche, per imbrattarle con le mie sporche lacrime.

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