L’infila ago.

L’altro giorno mia nonna mi ha chiesto di comprarle un infila-ago, perché lei non riesce a trovarlo. Ovviamente, non avevo la benché minima idea di cosa fosse, ne ho intuito l’utilità dal nome a prova di scemo e vi lascio immaginare la faccia della commessa, quando mi ha visto entrare in negozio chiedendole quell’aggeggio, con fare un po’ stranito e molto imbarazzato. Ero pronto, col bancomat in mano: quaranta centesimi per due pezzi.
Oggi ho chiamato mia nonna e le ho detto di averli trovati e che il prossimo week end glieli porterò. Dal tono fiorito della sua voce, ho sentito il sole sorgere prepotentemente dentro di lei, anche se fuori pioveva. Ha chiuso la telefonata tutta contenta e non vedeva l’ora di dare la notizia alla sua badante. Era da tanto che mia nonna non vedeva il sole, era da tanto che non la sentivo così. Dai tempi in cui ci faceva il risotto coi fiori di zucca del giardino del nonno, direi.
Sono le ore 20:35 dell’8 ottobre 2013, ci sono 15 gradi ed è buio, ma da mia nonna c’è un sole che spacca le pietre.

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