Franco (liberamente ispirato alla vita di Franco).

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Correva l’anno 1948, anno in cui Mahtma Ghandi venne assassinato, anno in cui Pallante sparò a Togliatti, il gruppo “Moto Hells Angels” nasceva a Los Angeles, lo stesso anno del Piano Marshall, del secondo Tour de France di Bartali e della prima uscita italiana del fumetto “Tex”, anno in cui nacquero il mitico John Bonham dei “Led Zeppelin”, il visionario Nick Drake e il comunissimo Franco; il medesimo anno in cui entrò in vigore la Costituzione della Repubblica italiana. Un buon anno per nascere italiani, o forse no.

Nato a Perugia, il comunissimo Franco è vissuto nella bella cittadina del centro Italia, fino al termine dell’istruzione obbligatoria o forse prima, per poi trasferirsi al Nord per motivi di lavoro o forse per altri motivi a noi ignoti. Franco è uno dei tanti che è partito da giù per andare su e trovare fortuna o forse solo per andarsene, non lo sapremo mai, ma che importa?

Oggi Franco ha sessantacinque anni, vive a Bergamo, gode di una serena pensione di mille e quattrocento euro (cinquecento dei quali vanno in affitto e trecento in sigarette) e trascorre il tempo leggendo giornali nel dehor del bar situato nel centro commerciale, a trecento metri da casa sua. Anche oggi è lì, come sempre, tra il “Bugiardino”, la Gazzetta, il Corriere della Sera e un paio di caffè. Ma non è un tipo solitario; Franco conosce molto bene i proprietari del bar, gli avventori abituali e non disdegna di far quattro chiacchiere anche con i forestieri che si fermano, più o meno per caso, per consumare qualcosa e che gli chiedono d’accendere per fumare una sigaretta seduti all’aperto. E poi Franco non ha sempre vissuto da solo, no, Franco è stato sposato per ben tre volte ed è diventato vedovo altrettante. Come dice lui, con uno strabismo non fastidioso per gli interlocutori e che lo caratterizza in maniera particolare, come dice lui, con un sorriso per sdrammatizzare la sua storia davanti agli sconosciuti appena incontrati: “Due mogli sono morte, la terza non crepava e allora l’ho uccisa io”. Franco metterebbe a suo agio chiunque in una discussione. La sua empatia umana è tale da essere entrato in confidenza stretta anche con i proprietari cinesi del bar dove trascorre le mattinate. Tant’è che la moglie a volte esce e gli dice di alzarsi dalla sedia, di accompagnarla a fare la spesa per il bar e di guidare lui, ma Franco spesso rifiuta e quando incrocia lo sguardo del marito, non disdegna di giocarci un po’: “Oh, tua moglie stamattina mi ha chiesto di accompagnarla a fare la spesa e di guidare io, ma chissà dove voleva portarmi quella, chissà cosa voleva combinare!” e ride rendendo speciale quel semplice momento al proprietario asiatico e a tutti i presenti.

Possiede ancora una casa di famiglia a Perugia e, da buon umbro, organizza qualche capatina nella terra natia, soprattutto in occasione dell’Umbria Jazz festival, perché, in questo modo, ha occasione di praticare il suo inglese autodidatta e poi è un discreto appassionato della musica tutta e adora gli artisti e le location proposte nella sua bella città, in occasione di quell’evento; a volte, purtroppo, non può scendere a causa delle condizioni economiche precarie. Però, Franco non si lamenta, il momento è difficile anche per lui, ma sa di essere fortunato, sa che c’è chi sta peggio e si preoccupa per questo. Sì chiede, per esempio, come faccia a sopravvivere, con duecento sessantotto euro di pensione – “Duecentosessantotto” ripete, scrutando con i suoi occhi sereni se l’interlocutore del caso ha davvero colto la problematica in questione – quell’uomo che vive sulla panchina della fermata del bus, dall’altra parte della strada rispetto all’ipermercato. A Franco fanno schifo i politici come Amato e ricorda sempre con orgoglio quella volta in cui il Cardinale di Bergamo ha rinnegato pubblicamente la provenienza bergamasca di Caldiroli, lui era presente e gli si illuminano gli occhi ogni volta che lo racconta.

Franco è una persona semplice, di tutti i giorni, l’avete capito vero? Franco è preoccupato per la qualità del caffè del “suo” bar, perché la società locale che lo rifornisce sta fallendo e lui lo sa bene. Conosceva il vecchio proprietario, ma da quando sono entrati i figli, tutto sta andando a rotoli. Ha ancora un credito con l’azienda di caffè: “Se il padre fosse ancora in vita lo estinguerebbe subito il mio credito!” afferma convinto. Ha anche in atto una polemica con l’ipermercato nel centro commerciale perché, dopo aver fatto la classica tessera per fare la spesa e avere sconti e punti, ha scoperto che “i signori dell’ipermercato” hanno passato i suoi dati ad una società di assicurazione o simile che l’ha contattato proponendo polizze. “Devo fargli causa, perché non si fa così!” ripete amareggiato.

Franco è quotidiano, onesto e italiano. Non a caso è nato nel 1948, l’anno della costituente, non a caso, Franco, rappresenta un po’ d’Italia: quell’Italia che non si lamenta, quell’Italia che vive per strada, quell’Italia che sa di stare bene,  nonostante tutto, quell’Italia disponibile, ospitale e aperta al forestiero, quell’Italia positiva. Quell’Italia solidale, sensibile e sociale. Franco, rappresenta un po’ anche te, Franco potresti essere tu. Se ti capita di entrare nel bar di un qualsiasi centro commerciale di Bergamo e di trovare un signore immerso nei giornali e nel fumo di una sigaretta, chiedigli d’accendere (anche se hai d’accendere) e ti terrà compagnia, rallegrandoti per una manciata di minuti o per un’ora, dipende da te. Ma bada bene di non dargli del lei, perché altrimenti si rifiuterà anche di stringerti la mano.

Buondì Franco, come stai? E quante sigarette hai già bruciato oggi?

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