I tuoi ricci

ricci

Oggi mi sono tornati in mente i tuoi ricci che mi cadevano sul viso e gli esami che preparavamo insieme.

Mi ricordo che ti chiesi lezioni in contabilità, perché non ci capivo molto, tutt’ora non ci capisco molto, ma non m’è mai importato di capirci, fu un pretesto, m’importavano solo i tuoi ricci, lo confesso. Mi ricordo anche di quanto t’incazzasti quella volta in cui presi ventisette in costituzionale, studiandolo molto meno di te, ma la tua non era rabbia vera, mi volevi troppo bene. Poi, mi ricordo anche della sala studio e delle puntate dei Simpson, quando m’addormentavo sul letto di camera tua, al campus e quando sparivo e non si sapeva dov’ero finito, che poi si sapeva che ero da Marco a giocare alla play. E tu chiamavi in camera sua, ma lui ti diceva che non ero lì, guadagnando, così, ancora mezz’ora di gioco, ma tu facevi finta di crederci, era per divertirsi, lo so.

Me ne ricordo perché oggi, un profumo, una luce o un colore di un supermercato mi hanno fatto pensare a quando ti accompagnavo a fare la spesa; non ne avevo la minima voglia sai? Lo facevo solamente perché mi importava dei tuoi ricci, il tuo culo e le tue tette.

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