La tristezza non ha senso.

È triste svegliarsi tristi, basta una briciola caduta male, una parola di troppo o una non detta, un sogno sbagliato o uno sbaglio sognato, per svegliarsi tristi.
La tristezza non ha senso.
È triste vedere che sull’evento di amici che suonano, viene sottolineato il fatto che sia gratuito. I tristi si lamentano della Pausini e di Nek, ma poi difficilmente si privano di tre tristissimi euro per sostenere musica di tutti i giorni. E piangono monete.
La tristezza non ha senso, arriva così, all’improvviso, e va assecondata. Come una compagna.
Le belle e impossibili, sono tristi; le brutte e probabili, sono tristi; i preti papabili, sono tristi; le suore, quelle no. Quelle, non so. E piangono crocifissi e modelle sulle riviste settimanalmente sempre più tristi. E gli attaccanti s’innamorano delle modelle e delle monete, poi smettono di segnare e diventano tristi, ma pregano.
La tristezza non ha senso.
Basta una briciola caduta male, una palla calciata peggio, per essere tristi. Le parole non dette vengono scritte per poi essere lette e dimenticate. Tutto questo non ha senso ed è triste. Le brutte e probabili ridono della tristezza delle belle e impossibili, ridono fino a piangere e diventare a loro volta tristi.
Io, sono una briciola caduta male, basta un sorriso per soffiarmi via.

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