Felice.

Arriva una sera in cui ti svegli, apri gli occhi ancora stropicciati di sonno e hai indosso la felpa dell’Australian che tua madre non usava più e che ti ha lasciato anni fa, ma che ti calza ancora a pennello, nonostante i tuoi trent’anni abbondanti.
Una lucciola, l’ultima rimasta, si posa sulla felpa rivelandoti che le altre lucciole non brillano più perché non hanno più nulla per cui brillare e che le fate non esistono. È allora che il Peter Pan dentro di te muore per sempre, ma non sei triste, anzi, celebri il momento con un sorriso disteso e non sorpreso. Lo aspettavi.
Nel frattempo, le persone intorno, consumano fiumi di alcohol, droghe, tempo, prenotano tavoli, scopano sui divanetti nei bagni dei bar o concludono la loro serata imbrattati di sangue e coperti di garze per aver chiesto d’accendere alla ragazza sbagliata. E a te non rimane altro se non una felpa impregnata della dignità di tua madre: quella e le puttane ai bordi della strada che ascoltano musica dai loro i-pod in attesa del prossimo cliente, di Dio o del pappone che passerà a ritirare i proventi di una dura giornata di lavoro.
Sei felice.

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