Sfioriva di canzoni.

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“Mi piaceva e mi piace ancora stare ad osservati”
“Ma come fai a dire così, che sono anni che non mi vedi?”
“Oh, ma non ti preoccupare che io ti osservavo comunque da dove ero…”

Una serie di baci intensi, la lingua di lui come soffici carezze, ricordi di sapori e dissapori che culminano in uno sguardo: “E quella canzone che mi piaceva tanto fatta da te, quella degli Smiths, ce l’hai registrata da lasciarmi?”

Gli errori, i brutti gesti, le urla e i ricordi tristi si cancellano con un momento di sincerità, con una bella parola e così, si scrivono poesie che rimarranno per sempre a difesa di un ricordo, di momenti intimi, di sguardi dolci, innocui e interessati, a cosa è stato e a quello che è, perché quello che sarà non è dato di sapere, perché quello che sarà non può essere amore.
E intanto la lingua di lui, continua a disegnare poesie sulle labbra di lei, che si abbandona, confusa, si lascia disegnare, baci, parole, silenzi in riva al mare. Confusa, non sa più cos’è l’amore, ma sa come fiorire.

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