Il manifesto del calcio.

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Il calcio dovrebbe imparare dal rugby? No, mi dispiace, ma il calcio si è fatto da solo e se è lo sport più popolare e più giocato al mondo, un motivo ci sarà; infatti, se non è il più bello, almeno è il più apprezzato. E aggrapparsi alla presunta maggiore sportività delle altre discipline, ha il sapore di quella vana insofferenza che si appoggia ad un comodo populismo, per sminuire un valore assoluto. Sì, il calcio è un valore assoluto. Tant’è che durante  Italia-Scozia, valida per la qualificazione ai mondiali di Germania 2006, gli scozzesi in trasferta a Milano erano una macchia blu di sportività sana, sacrosanta, genuina e autentica: il tutto durante una partita di calcio.

E poi, gli interpreti delle cosiddette “discipline minori”, quelli che “i calciatori sono viziati e pieni di soldi”, sono anche gli stessi che appena acquisiscono un briciolo di popolarità e qualche spicciolo in più, smettono di nuotare, correre, saltare e duettare, per riempire i tabloid con le loro fottutissime storie d’amore, oppure ci stracciano l’anima con le loro pubblicità della fetta al latte o di altre merendine tutte “ciccia e brufoli”. Immaginate voi se avessero i soldi e la popolarità di uno come Messi cosa riuscirebbero a combinare, altro che rimanere su certi livelli e dimostrare professionismo vero come “la Pulce”.

Inoltre, i campionati del mondo di calcio, sono il più importante avvenimento sportivo su questo pianeta (insieme alle olimpiadi, dove peraltro è previsto anche un torneo di calcio) e rappresentano un’occasione per le culture di incontrarsi, confrontarsi, condividere e sorridere. Le città del Paese ospitante si colorano a festa e vivono, per un mese, in un clima unico e magico. E ci sono Stati che si fermano e dichiarano “festa nazionale” per celebrare le imprese storiche compiute dai loro atleti!

Il calcio coinvolge, trascina e distrae dai problemi quotidiani. Il calcio è passione, autentica. Il calcio dà speranza, vera. Il calcio è democratico, bastano un prato ed un pallone per giocarlo. Il calcio dà una possibilità a chiunque di avere successo, di emergere. Il calcio è equo: se sei ricco non parti avvantaggiato, se sei povero hai la possibilità di riuscire, anche meglio di quello ricco. Da quel prato sono usciti talenti e vite magnifiche, magari discutibili, ma uniche e, sportivamente parlando, monumentali. Al calcio non importa se sei un occidentale dalla vita più o meno agiata, come Beckham e Platini, o sei sei un disperato che ha cominciato a piedi nudi su una spiaggia palleggiando con le arance, come Maradona e Pelé. L’unica cosa che conta, nel calcio, è quanta voglia hai di correre su un prato, dietro ai tuoi sogni, dietro ad un pallone.

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