Ti ricordi tutte quelle cose?

mi ricordo tutte quelle cose. mi ricordo che arrivava l’estate, mi ricordo che andavamo dai miei nonni a Ferno, mi ricordo il faggio maestoso nel loro giardino. e poi le ginocchia sbucciate, le magliette sudate, la catena della bicicletta che cadeva, i boschi con le zanzare. e ancora mio nonno che lanciava i sassi ai gatti, la vasca gigante con novantanove pesci rossi, la zia Tita che ci supplicava di rientrare perché c’era la nebbia quando, invece, erano le sue cataratte. e poi mi ricordo un sacco di risate.

poi, però, qualcosa di epocale mi capitò. avevo ventidue anni e il vuoto cosmico. non ricordo molto.

i miei nonni non ci sono più, al posto del faggio c’è una villetta bifamiliare, al posto dei boschi c’è il terminal uno di Malpensa, anche le cataratte della zia Tita se ne sono andate. e le mie ginocchia sono sempre terribilmente in ordine. stranamente, tutte quelle cose, me le ricordo ancora; nitide.

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