Accade a Trieste

Markus è nato e cresciuto a Trieste. La madre, originaria di Innsbruck, si trasferì nella suggestiva città all’età di vent’anni, per intraprendere gli studi nella facoltà di lettere e filosofia, affascinata dalla storia e dalla multi etnia della “città della scienza”, luogo di incontro tra Svevo e Joyce, due dei suoi autori preferiti. A metà del suo corso di studi incontrò quello che sarebbe poi diventato suo marito, nonché padre del ragazzo, e non lasciò mai più il gioiellino friulano. Il padre, facoltoso imprenditore edile, che cura con dedizione l’attività di famiglia, ha sempre tenuto all’educazione di Markus e ha imposto, all’unico suo genito, un corso di studi pensato appositamente per introdurlo poi nell’azienda e proseguire ciò che il nonno e ancora prima il bisnonno, avevano iniziato. Markus, però, non è un ragazzo comune di Trieste, lui si sente “dandy”. La sua vita cambiò totalmente all’età di diciotto anni, quando, acquisita una certa libertà, cominciò ad uscire col cugino di sei anni più grande: feste nei locali, gite moleste a Venezia e in Croazia, feste private nella lussuosa dimora di amici, bevute fino all’alba, le prime ragazze, le droghe, il sesso di gruppo; momenti degradanti e degradati che nemmeno ricorda, la sua vita iniziò a scorrere, le serate a rincorrersi e a volte non finivano mai. Markus non si è più fermato, va avanti così da nove anni. All’età di 24 ha abbandonato gli studi in economia e, da sei anni, vive nella casa che i nonni Kobal avevano comprato alla figlia Helena quando si era trasferita per studiare. Trascorre ogni benedetta giornata nello stesso identico modo: si alza verso le 11, ammazza qualche residuo tossico avanzato dalla serata precedente, si veste, indossa il suo cappotto grigio scuro, con quattro bottoni d’orati davanti e due sulle spalle, si gira verso lo specchio appoggiato al muro d’ingresso e, sistemandosi  i capelli fini biondi, si perde per qualche minuto nei suoi occhi verdi sofisticati. Chiude la porta, lasciandola andare dietro di sé, scende le scale e si infila nel bar sottocasa; ordina il suo caffè quotidiano e sfoglia, con aria distaccata, qualche giornale; non si sente parte di questo mondo, disprezza i “media” in generale e non guarda la televisione, la considera un oggetto per sciocchi ragazzini borghesi. Esce dal bar e, dopo qualche metro, si ritrova sul corso Saba, lo percorre fino alla “scala dei Giganti”, sulla sinistra del corso, e lì svolta verso quei gradoni che oramai conosce a memoria, uno per uno, scala destra e scala sinistra. Arrivato in cima, si ferma, prende fiato, guarda la fontana d’epoca fascista di fronte a sé, si volta, osserva le macchine che si perdono nel tunnel sotto la scala e chiude gli occhi per qualche istante: qui comincia la parte di Trieste che preferisce. Ogni benedetta giornata così, nello stesso identico modo. Riapre gli occhi e si dirige verso il Parco delle Rimembranze e, se il tempo lo permette, si siede sul prato del Colle di San Giusto e si accende una sigaretta con la bocca ancora impastata di caffè. Dopo le prime due boccate gli risale violentemente la serata precedente, si tiene la testa con le mani e, una volta ripresosi, si sdraia sul prato sorridendo. Rimane lì per ore, legge i libri che la madre lasciò nella vecchia casa quando si trasferì: Pirandello, James, Baudelaire, a volte si porta la chitarra e scrive qualche pezzo. Markus si addormenta ascoltando i Kinks e si sveglia con Chopin o Bach. Poi si alza e si dirige verso il castello, attraversando resti dell’Antica Grecia e dell’Impero romano; Markus ama Trieste e, in questa zona, si sente importante. Arriva sul lato del colle che dà sul mare e da lì può vedere tutta la città adagiata sulla costa e baciata dall’Adriatico, chiude gli occhi e apre la braccia con i palmi rivolti verso il mare: si sente il Signore della città della Bora. Ogni benedetta giornata così, nello stesso identico modo. Dopo qualche minuto, imbocca via della Cattedrale, la percorre velocemente direzione piazza Unità d’Italia, lo sfarzo elegante di quel luogo, il Municipio, sono la degna conclusione delle sue giornate. Si perde in qualche vicolo, entra in un bistrot a caso e, mentre consuma il suo “club sandwich”, la serata prende forma; arrivano i primi messaggi: dove si andrà, a che ora, ma soprattutto chi ci sarà. Ogni benedetta giornata così, nello stesso identico modo. Markus non vuole un lavoro, il solo fatto di averlo farebbe venir meno la sua natura di “dandy”; vive con i soldi che mamma Helena gli passa sotto gli occhi del padre che, sconsolato, oramai fa finta di non vedere. Di tutte le ragazze che hanno annoiato le sue lenzuola, Markus, non ricorda neanche il nome, alcune non le riconosce nemmeno quando le incrocia per strada, ma ce n’è una speciale. Markus è convinto che lei, tra le sue lenzuola, sarebbe una poesia, anzi, è già ora una poesia, alla quale, però, non riesce a dare un titolo. L’aria dimessa di lei, lo intimidisce al punto che non riesce nemmeno a chiederle il suo nome. La vede troppo pura e seria per essere interessata a uno come lui; per questo, uscendo di casa, ogni mattina, non fa altro che entrare nel bar e ordinarle un caffè: ogni benedetta giornata così, nello stesso identico modo.

Paola è nata e cresciuta a Trieste. I genitori, entrambi friulani, gestiscono da anni una tabaccheria in città. Le condizioni economiche, non disagiate, ma nemmeno stabili, della famiglia hanno obbligato la ragazza ad abbandonare gli studi dopo il liceo. Paola è una ragazza introversa, con lo sguardo sempre basso, veste maglioni larghi e di lana grossa che le cadono sui fianchi sodi e nascondono il suo seno discreto. Una fanciulla molto rispettosa del volere dei genitori: mai una serata fuori posto, mai una follia, un gesto fuori luogo; non ha mai avuto nemmeno un ragazzo. In verità, c’è una persona che l’attrae particolarmente per la prima volta nella sua vita, ma di questo ragazzo non si dice un granché bene e il suo stile di vita, la sua bellezza, fanno sì che lei non si senta all’altezza del bel giovanotto. Da qualche anno, i genitori hanno allargato la tabaccheria, adibendola a bar, per darla in gestione alla ragazza; Paola, ogni giorno, non fa altro che servire il caffè a quel ragazzo misterioso dagli occhi verdi e sofisticati.

Markus e Paola non si incontreranno mai, ma si ameranno per sempre.

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